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Le fonti antiche, da Omero a Strabone, non citano mai direttamente la Costiera, ma la chiamano la Costa delle Sirene, forse per le tre isolette che fronteggiavano Positano, dette le Sirenuse (o Sirenum Petrae oggi chiamate Li Galli, covo sicuro delle leggendarie figure omeriche metà donna e metà uccello che, con il loro canto ammaliavano i passanti. In epoca antica anche la conformazione del territorio era diversa : la linea di costa era di molto arretrata ( forse le continue alluvioni hanno provocato l’avanzamento progressivo della spiaggia), infatti giungeva all’ingresso della villa, che aveva l’approdo diretto dal mare. A Minori, l’occupazione del sito è attestata fin dalla ripresa bizantina, in età giustinianea, ma il termine cronologico più tardo è la ristrutturazione dell’età severiana ( si parla di “utilizzazione” del complesso in epoca severiana, perché è il termine che fissano i reperti). Alle soglie del VII secolo, la villa marittima ha costituito il fulcro su cui è cresciuto il paese, grazie anche ai commerci fino all’Africa, che dal II sec. d. C. assunse un forte ruolo economico rispetto all’Italia, e non ha avuto una netta continuità di vita.

Dal VII sec. Amalfi era già sede vescovile e di conseguenza il territorio minorese era già parte integrante di quello amalfitano, come si evince dalle lettere di Papa Gregorio Magno in cui parla di un vescovo tutore di un’unità territoriale e religiosa attraverso le continue visite alle Chiese e agli oratori sorti presso le ville dei ricchi proprietari. Questa forse è solo una supposizione, ma a ridosso del sito resta il toponimo e la titolatura di S. Maria a Vetrana, chiesa attorno alla quale si andava definendo una comunità con un proprio ruolo economico che era senza alcun dubbio proiettata verso il mare. Questa chiesa rimane privata, e vi si accoglievano le tombe di famiglia fino al XII – XIII, confermato sia dalle fonti che dalla tombe scavate.
Altre Chiese sorsero nei pressi della villa: prima del 993, sorse la Chiesa di S. Lucia attorno ad uno dei nuclei più antichi del paese, Villamena. La chiesa madre si va innalzando, pochi anni dopo, sull’altra sponda del torrente, in contrapposizione con il nucleo della villa. Il vescovo, durante il X secolo, esercita uno stretto controllo sull’area, gestisce il fondaco, botteghe e punti d’approdo, anche se non di sua diretta proprietà.

Il paese, continua la sua crescita e già nel XII sec. si estende l’edilizia civile, ma non si conosce ne si hanno fonti che attestano il limite ante quem si è persa memoria della struttura. Nei “Documenti ed Atti della Commissione Archeologica della Provincia di Principato Citeriore” (1873 – 1874) Luigi Staibano afferma l’esistenza di ambienti termali a riprova del fatto che nel secolo scorso era visibile questo settore e che probabilmente avevano continuato a funzionare come cantine, fino al 1932 quando avvenne la fortuita scoperta. La zona aveva preso il nome di “Grotte”. Proprio nel 1932 durante i primi scava una relazione sottolineava i grandiosi ambienti decorati, riempiti da “un’enorme colata di fango con sottile strato di lapillo . . . la massa di fango è poco consistente; ciò dimostra che l’alluvione non risale ad epoca remotissima”.

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..Un tassello di storia romana in costiera amalfitana